Erasmus 

Teresa e Loredana avevano entrambe venti anni. Erano amiche inseparabili, cresciute insieme come sorelle.
Si recarono un giorno a Madrid per partecipare a un corso universitario nell’ambito del progetto Erasmus.
Entrambe brune e ben fatte, avevano occhi enormi spalancati alla vita e un sorriso gioioso e franco. Non si perdevano mai di vista, la loro felicità consisteva proprio nello stare insieme, sempre unite nella vita e nella morte, come una volta avevano detto scherzando.
La prima a partire era stata Teresa, perché Loredana da qualche tempo aveva un fidanzato: l’amore, d’altronde, gioca questi scherzi. Innamoratissima del suo ragazzo, Lori si era distaccata dall’amica e questa aveva deciso di partire.
A Madrid, Teresa aveva visto e conosciuti luoghi e realtà incantevoli, aveva conosciuto una città fulgente dove le tentazioni seducono, le anime sono avviluppate da strani desideri.
Per la prima volta vedeva gente che, per tradizione, era dedita a continui festeggiamenti. Per i madrileni ogni occasione era buona per festeggiare.
Scriveva via e-mail a Loredana raccontando le meraviglie viste e le esperienze vissute.
Il momento più bello era quello in cui poteva comunicare con l’amica. Raccontare ciò che vedeva la riempiva di gioia.
Si parlavano continuamente al cellulare, ma scrivere era sempre stata una passione per Teresa e quindi, seduta dinanzi al suo portatile, le inviava messaggi, rielaborava le sensazioni provate e le immagini su cui i suoi occhi si erano posati. La esortava continuamente a raggiungerla per assaporare insieme tutte quelle nuove meraviglie, per condividere le sensazioni come avevano fatto da quando erano nate.
Loredana dal canto suo, aveva iniziato a perdere interesse per il fidanzato e a sognare Madrid. Si era finalmente convinta ed era partita anche lei per raggiungere l’amica.
Si erano riviste e la gioia era stata enorme. Che momenti indimenticabili! Vivevano come in sogno, sempre in giro per la città e alla ricerca di nuove avventure.
Abitavano in un alberghetto per studenti, molto pulito ed economico, pieno di ragazzi di tutta Europa. Avevano intrecciato qualche flirt ora con questo ora con quello e si confidavano ridendo ogni cosa, ogni emozione, ogni pensiero segreto.
Insieme con loro, in albergo, alloggiava un professore italiano di Storia dell’arte.
Ebbero modo d’avvicinarlo molto spesso e Teresa non aveva tardato a prendersi una cotta per lui. Era un bell’uomo alto, aitante, bruno, con occhi incantatori e un sorriso affascinante.
Cercavano in tutti i modi di stargli alle calcagna, lo abbindolavano e quello era perfettamente consapevole di aver fatto colpo sulle ragazze. Però si mostrava schivo, per conservare il suo carisma di professore integerrimo.
Ma l’amore segue le strade del cuore e il professore, suo malgrado, s’era invaghito di Teresa, che era proprio una gran bella ragazza, solare, con un bel corpo, non appariscente, anzi semplice, aggraziata e simpatica, sempre sorridente e garbata.
Il povero insegnante era restio ad avvicinarla perché padre felice di un bimbo e voleva restare fedele alla consorte. Tuttavia non poteva impedirsi di essere attratto da Teresa e la guardava di nascosto, provando uno strano sentimento. Poi distoglieva lo sguardo e si controllava sempre per non lasciare trasparire ciò che provava per la giovane studentessa.
Questa, a sua volta, aveva saputo che il professore era sposato e allora cercava di evitarlo, di non vederlo più. Tuttavia il cuore le balzava in petto quando casualmente lo incontrava.
Loredana sapeva e capiva tutto e cercava di consolare l’amica, condividendo i suoi sani principi. La faceva distrarre, sdrammatizzava la cosa e cercavano di riderne insieme. Teresa guarda chi c’è! L’amore della tua vita! Mi raccomando non svenire. -Andiamocene Lori, presto! Non voglio incontrarlo. -Ogni tanto Loredana riceveva messaggi nostalgici del suo ultimo ragazzo, lasciato e abbandonato per correre dietro all’amica del cuore. Allora era assalita dalla voglia di rivederlo, di riallacciare il suo legame sentimentale. Ma Teresa la tempestava e la subissava di frasi affettuose, le diceva che non doveva lasciarla, che stavano vivendo la più bella esperienza della loro vita.
E, in effetti, i divertimenti erano all’ordine del giorno.
All’università di Madrid riuscivano a studiare senza difficoltà, erano coinvolte in gruppi di ricerche, in metodologie di studio assistito. Dopo due mesi di permanenza, non sarebbero mai più volute tornare a casa.
Si recavano spesso a fare gite e visite fuori città, conoscevano musei e monumenti splendidi di cui entrambe erano appassionate.
I genitori telefonavano continuamente e le loro assidue raccomandazioni rivelavano un’ansia e una preoccupazione costante.
Un giorno Teresa aveva ricevuto una proposta di matrimonio da parte di un vecchio madrileno ricchissimo, che si era invaghito di lei e voleva sposarla. Era un ottantenne svanito e dall’apparenza decrepita. Però possedeva palazzi e soldi in quantità. Le due ragazze avevano riso di lui e anche quella, alla fine, era sembrata una divertente avventura.
Una sera avevano cenato in un piccolo ristorante con due ragazzi italiani, poi li avevano salutati e s’erano avviate verso il loro albergo. Lungo il tragitto, si erano accorte di essere seguite da uno strano individuo. Spaventate, avevano allungato il passo e avevano trovato riparo tra le familiari mura dell’albergo e della loro stanza. Dunque avevano chiuso la porta a chiave ed avevano chiacchierato per molto tempo, facendo mille congetture sul misterioso figuro che le aveva pedinate. Si erano addormentate tardissimo di un sonno pesante, ignare del fatto che in realtà, l’autore del pedinamento fosse un pericoloso piromane.
Il professore di Storia in piena notte, mentre dormiva, cominciò a tossire e poi si svegliò di soprassalto. Un acre e intenso odore di fumo e di bruciato gli solleticava la gola. Saltò dal letto e andò ad aprire la porta della sua camera. Un puzzo nauseante di benzina lo assalì e la visione delle scale in fiamme lo terrificò.
Quelle fiamme salivano con un rombo cupo, agghiacciante!
Teresa stava sognando la sua mamma che la accarezzava e le mostrava la torta di mele che le aveva preparato.
Loredana sognava il suo ragazzo che la pregava di tornare, assicurando che la amava perdutamente e che non poteva vivere senza di lei.
Il professore, nello spazio di cinque secondi, capì che l’unica via di scampo per tutti gli occupanti dell’albergo consisteva nel lucernaio dell’ultimo piano.
Lo sfondò. A questo punto pensò ai vari ragazzi che dormivano e si precipitò a bussare freneticamente a tutte le stanze, tirando giù dal letto ogni studente.
Andava salvando tutti quelli che poteva e che, in modo concitato, scappavano attraverso il lucernaio.
La stanza delle due ragazze si trovava in fondo al corridoio.
Il fumo e le fiamme avevano invaso tutto e l’aria era divenuta irrespirabile. Forse il professore perse degli attimi preziosi, poi provò a raggiungere la porta delle ragazze, ma vi rinunciò per non morire soffocato. Tornò indietro disperato, gridando e imprecando. Aveva salvato tutti, ma non aveva potuto fare niente per Teresa e Loredana.
Le due amiche furono destate dalle fiamme che avevano invaso la stanza.
Capirono subito che era arrivata la loro ultima ora, ma morire a vent’anni è orribile. Morire arse dal fuoco supera ogni umana immaginazione! In un attimo, ognuna riandò con la mente ai genitori, ai fratelli, alla propria casa, agli amici. Ricordarono tutti gli anni vissuti insieme, da quando erano nate, sempre insieme, come due sorelle siamesi. Adesso, quel voler stare unite le aveva condotte entrambe alla morte. Il destino aveva decretato la loro fine, la sorte le attendeva al varco. Se Loredana fosse rimasta a casa, senza dare ascolto all’amica, si sarebbe salvata almeno lei!
Videro le fiamme avanzare inesorabilmente e si abbracciarono. Non potevano fare niente. Non c’era dove o come fuggire.
Le trovarono così. I vigili del fuoco le rinvennero carbonizzate e disperatamente avvinghiate l’una all’altra.
I genitori appresero la notizia dalla televisione. Avevano sperato che l’incendio fosse divampato in un altro albergo. Invece avevano ricevuto la ferale comunicazione dalle autorità di Madrid.
Prima avevano temuto il viaggio in aereo, i pericoli, i dirottamenti. Teresa, non prenotare l’aereo quando partirai per Madrid. È pericoloso. -No mamma, non preoccuparti, prenderà il treno. -Anche per il rientro le telefonate erano state continue. Loredana, quando tornerete a Natale, non prendete l’aereo, mi raccomando. -No papà, stai tranquillo, abbiamo già acquistato i biglietti ferroviari. -Quante preoccupazioni e quante raccomandazioni per due figlie giovanissime che erano andate a studiare all’estero!
E ora?
Ora le due amiche erano tornate in Italia, ma non con il treno. Erano rientrate con l’aereo, dentro due funeree, metalliche e sigillate casse funebri.